Perché il romanticismo Disney ci ha rovinato la vita (e come uscirne vivi)
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Perché il romanticismo Disney ci ha rovinato la vita (e come uscirne vivi)

Dalle mele avvelenate ai contratti trasparenti: guida pratica per smettere di aspettare il Principe Azzurro e iniziare a rinegoziare la libertà.

Smettiamola di girarci intorno e guardiamo in faccia la realtà: se oggi facciamo così tanta fatica a immaginare un amore che non somigli a un sequestro di persona, la colpa è in gran parte di un topo antropomorfo e di una lunga fila di principesse con seri problemi di dipendenza affettiva. Siamo cresciuti a pane e lieto fine, convinti che la felicità fosse un traguardo statico da raggiungere a cavallo di una zucca trasformata in carrozza. Ma la verità è che quel modello di romanticismo Disney è il più buggato della storia dell’umanità, e noi siamo gli utenti che ancora cercano di farlo girare su una vita che, per fortuna, è molto più complessa di un cartone animato.

Il mito della “metà della mela” e la gabbia della monogamia

Il primo grande danno che abbiamo subito è l’innesto forzato del mito della “metà della mela”. Ci hanno insegnato che siamo nati incompleti, piccoli moncherini di frutta a caccia dell’unico incastro perfetto che ci restituirà la nostra dignità di esseri interi. Questo concetto è la colonna portante della monogamia tradizionale intesa come destino: se esiste una sola persona capace di completarmi, è ovvio che io debba trovarla, blindarla e non lasciarla mai più.

Ma proviamo a cambiare prospettiva. Nel poliamore rinegoziamo questo concetto partendo da un presupposto che sa di rivoluzione: noi siamo già mele intere. Anzi, siamo interi cesti di frutta. Non cerchiamo qualcuno che tappi i nostri buchi emotivi, ma persone con cui condividere pezzi di strada. L’amore smette di essere un incastro magico e predestinato per diventare una scelta consapevole tra individui che sanno stare in piedi da soli, senza bisogno di un tutore sentimentale.

Perché il “Vissero felici e contenti” è un finale troppo comodo

Hai mai fatto caso al fatto che i film finiscono sempre sul più bello? Al bacio sotto i fuochi d'artificio, al matrimonio regale, alla carrozza che svanisce all'orizzonte. Nessuno ci mostra mai Cenerentola e il Principe Azzurro tre anni dopo, mentre discutono perché lui fa pipì sulla tavoletta del bagno o perché lei gli ha messo le corna con il palafreniere di corte.

Il romanticismo Disney ci ha portato a credere che il lavoro finisca nel momento in cui trovi la persona “giusta”. La realtà (quella che noi esploratori della non-monogamia etica impariamo a nostre spese ogni giorno) ci dice invece il contrario: il vero lavoro inizia proprio in quel momento. Non è un traguardo dove ci si siede a riposare, ma un cantiere aperto 24 ore su 24, dove la sicurezza non viene da una promessa eterna, ma dalla capacità di rinegoziare i propri spazi ogni singolo mattino.

Il Principe Azzurro: un incubo logistico insostenibile

C’è poi un’altra trappola micidiale: l’aspettativa che il partner debba ricoprire ogni ruolo utile: secondo i canoni della monogamia classica, la tua “persona” deve essere contemporaneamente il tuo miglior amico, il tuo amante più focoso, il compagno di mutuo, il terapeuta improvvisato e l’unico complice nei viaggi. È una pressione disumana e forse in parte è il motivo per cui molte coppie scoppiano. Chiediamo a un singolo essere di soddisfare l’intero spettro dei nostri bisogni esistenziali, intellettuali ed erotici.

Il poliamore ci permette di ammettere l’innominabile, liberandoci da questo peso. Non è un tradimento del patto d’amore, è una salutare diversificazione degli investimenti emotivi. Toglie il fiato sul collo al partner e ci permette di fiorire in direzioni diverse, senza pretendere che l’altro sia il nostro tutto.

Uscire dal castello: la rinegoziazione come nuova scarpetta di cristallo

Per guarire dai danni che il romanticismo Disney ha inflitto al nostro immaginario dobbiamo imparare a fare l’unica cosa che le principesse evitavano di fare: parlare. Invece di aspettare che l’altro ci legga nel pensiero (no, anche se ti ama non è tenuto a capirlo da solo) dobbiamo imparare l’arte dell’onestà radicale.

Dobbiamo passare dal “destino” al “patto”. Meno incantesimi e più contratti trasparenti, meno polvere di fata e più consapevolezza dei propri confini. Non serve bruciare i DVD della nostra infanzia, ma dobbiamo smettere di usarli come manuali d’istruzione per la nostra vita sentimentale. La libertà inizia quando capisci che non sei in un film, che non c’è nessuna fata madrina a risolvere i tuoi conflitti e che il castello puoi costruirtelo come vuoi tu: magari con più stanze, più porte e, soprattutto, molte più chiavi.


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